ESSERE ARCHITETTO

Quando l’uomo si è fermato, quando ha smesso di essere nomade per vivere da sedentario, si è inventato il ruolo del costruttore, fi gura divenuta via via sempre più importante fi no a sfaccettarsi e prevedere anche quella dell’architetto, titano nella terra, unico essere vivente in grado di modifi care l’opera del creatore: montagne affettate per fare strade, case, templi, palazzi, statue, e centro del potere.

Sin dall’inizio della civiltà questo ruolo è stato così determinante che se mancava chi dicesse come edifi care venivano interpellati i sacerdoti, ritenuti in intimo rapporto con le forze che governano la natura.

L’insostituibile esigenza di garantire condizioni e luoghi adatti alla supremazia dell’uomo sulla natura è sfociata nella necessità di organizzare sempre meglio i sistemi del costruire e, su su lungo i secoli, ha fatto dell’architetto un protagonista estremo, perfetto ed inattaccabile… fi no all’anno zero.

Fino a quei primi anni settanta del secolo scorso quando “qualcuno” decise di aprire le università a tutti obbedendo ad un isterico dictat che voleva la laurea come una necessità sociale sprofondando questa fi gura professionale nella mediocrità dei numeri: in architettura si laureavano tutti, anche solo per migliorare la posizione in uffi cio, chiunque avesse voluto diventare architetto, anche solo poco poco, poteva farlo in facoltà troppo facili ma architettura era una facoltà umanistica, primancora che tecnica. Ecco l’errore storico, il vero disastro, per l’architetto

A questo primo fatto se ne unisce un altro. Salvo che per quegli architetti dello “star-system” – ai quali tutto è consentito – oggi all’architetto che non può più sbalordire con le piramidi, i palazzi cinquecenteschi o la torre Eiffel, è però consentito progettare villaggi sul mare dalle forme innaturali, case di città tra i monti, stabilimenti senza luce, tribunali come edifi ci d’abitazione, assecondare senza poter proporre la propria verità. Questo è lo scenario in cui ci muoviamo, in tanti, sgomitando in un ambiente troppo stretto, senza una legittimazione, poco stimati e rispettati (giustamente?). Ma siccome abbiamo tutti il diritto di essere architetti, io cerco di farlo con uno stile di vita, accanendomi ogni giorno nel far riconoscere ciò che voglio, in una missione instancabile fatta del meravigliarsi e meravigliare con le proprie costruzioni, tendendo alla perfezione, ricercando la legittimazione professionale, la stima della gente attraverso il progetto perfetto che ho sognato.

Terza questione. Esercitare la professione in provincia è come stare nelle sabbie mobili, battendosi contro chi non accetta di crescere, chi resta immobile anche in settori – l’edilizia – dove forti accelerazioni non compromettono la qualità della vita, anzi.

L’immobilismo, la timidezza verso il nuovo, l’avversione nei confronti degli edifi ci costruiti al passo con i tempi, questo atteggiamento di chiusura non garantisce un progresso sociale più veloce e condiviso e qualcuno deve spiegarmi perché non si può costruire, per esempio, una torre del terzo millennio ma bisogna ancora accettare l’edilizia del secolo scorso solo per miopia culturale. In questa battaglia, noi architetti, abbiamo allora una chance che è quella di legare indissolubilmente i nostri progetti al concetto dell’edilizia “sostenibile”, costruzioni che non producano inquinamento e siano autonome nei consumi. Questa è la sfi da che dobbiamo portare tra la gente, senza paura di osare, sapendo di essere nella strada giusta. Questo è il futuro.  Continua…

Francesco Giannelli Architetto - Candidato Sindaco Rock
FrancescoGiannelli Architetto
In sintesi
Architetto Francesco Giannelli - Candidato Sindaco per Pordenone
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Architetto Francesco Giannelli - Candidato Sindaco per Pordenone
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Voglio essere il VOSTRO SINDACO perché ho una chiara idea di COME RISOLLEVARE PORDENONE DAL DECLINO E RICOMINCIARE A CRESCERE.
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Francesco Giannelli Architetto
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